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Come ho indagato e risolto un “fastidio genealogico” della mia famiglia!


I miei due figli e il loro padre avevano da sempre un terribile fastidio a toccare la carta con le mani bagnate o appena asciugate. Non si trattava di un fastidietto, ma proprio di un FASTIDIONE, tanto e’ vero che evitavano accuratamente di trovarsi nelle condizioni di toccare la carta per almeno mezz’ ora dopo la doccia.

Quando i miei figli erano bambini chiudevano proprio le mani a pugno,e non c’ era verso di fargliele aprire.Quindi evitavano accuratamente la doccia prima dei compiti per non scatenare tragedie a me incomprensibili di fronte alla necessita’ di sfogliare i libri o i quaderni.

Tempo fa dopo aver assistito alla solita scenetta buffa di mio figlio ormai perfettamente adulto che con un espressione di disgusto mi ha ripetuto :”Non posso toccare la carta perché ho le mani bagnate ”,mi e’ arrivata un’ intuizione.

Che si trattasse di un ”FASTIDIO GENEALOGICO” lo avevo gia’ compreso da molto tempo, ma non avevo idea della causa , E l’ intuizione riguardava proprio una possibile causa di questo fastidio.

Mi e’ venuto da pensare che l’ antenato da cui la trasmissione del fastidio si e’ innescata avesse avuto una esposizione al fattore scatenante di questo fastidio cosi’ lungamente e cosi’ indesideratamente da essere collegata al lavoro svolto da questa persona.

Nel ricordo dei lavori svolti dai miei antenati più prossimi ce n’erano alcuni che venivano svolti tenendo le mani nell’acqua , magari al freddo,e comunque per lungo tempo.C’ erano una nonna mondina,un bisnonno che produceva formaggio,ma in questi lavori pur essendoci la prolungata esposizione delle mani all’ acqua mancava l’ elemento ”CARTA”.Allora,pensai, forse deriva dall’ esperienza del nonno paterno che ha iniziato a lavorare nella macelleria di famiglia a solo 12 anni.

Mi sono immaginata la giornata tipo di quel ragazzino dodicenne passato dai banchi di scuola alla bottega di macellaio del padre, alle prese con tagli di bovino da togliere e rimettere nella cella frigorifera,bistecche da tagliare ed incartare per le clienti,mani infreddolite dal contatto con la carne fredda e dai continui lavaggi.

Cosi’ ho detto a mio figlio di sedersi, chiudere gli occhi ed ascoltare quello che stavo per dirgli ,immedesimandosi il più possibile ed ascoltando se accadeva qualcosa a quel fastidio, se veniva evocato e drasticamente amplificato dalle mie parole.

Dissi a mio figlio :”immaginati mentre tagli delle bistecche in un luogo freddo, e poi le pesi sulla bilancia, ti lavi le mani, te le asciughi frettolosamente ,e avvolgi le bistecche in un foglio di carta per porgerle alla cliente.Poi tagli altra carne,e ripeti l’ operazione.

Mio figlio fece una faccia disgustata ed infastidita e serrò le mani a pugno.Gli chiesi:” Come va il fastidio alle mani?” e lui mi disse :”E” fortissimo in questo momento.”.

:”Bene ”dissi io allora:” Questo problema e’ di natura genealogica. Ha origine dal fastidio che provava tuo nonno alle mani quando ,ancora bambino, lavorava nella macelleria di famiglia.”Ogni volta che lo risenti pensa che quel fastidio non e’ tuo ma appartiene all’ esperienza di vita di tuo nonno.Ogni volta ripensa al tormento alle mani provato da quel bambino e con il cuore digli che ti dispiace,e che ti ricorderai dell sua sofferenza.”

L’ aspetto straordinario di tutto questo e’ che portando alla coscienza la radice di questo ”FASTIDIO GENEALOGICO” i suoi effetti si sono lentamente dissolti.In tutti e due i miei figli.

Chissà quanto fastidio avevano dovuto sopportare le mani di quel bambino per arrivare sino al punto che tale informazione di disagio venisse trasmessa ai suoi discendenti.

Questo esempio apre interessanti spunti di riflessione in merito al nostro bagaglio genealogico che contiene le tracce indelebili dell’ esperienza della vita di molti uomini e molte donne che ci hanno preceduto.

Non sappiamo cosa sia veramente contenuto nell’ inconscio di ciascuno di noi, e quanto di questo inconscio sia condivisibile con gli altri membri della nostra famiglia.

Non sappiamo in che moo le sofferenze di chi ci ha preceduto incidano sulle nostre vite,ne come fare per cogliere l tracce. di queste sofferenze.

Eppure il passato esiste ancora,lo percepisco ad ogni albero genealogico che mi capita di disporre per me o per un consultante.

Mi piace pensare che ad un certo punto la vita tenda ad una naturale ricerca della verita’.

E che questo accada in alcuni momenti precisi in cui la necessita’ di scioglimento di irretimenti, paure o condizionamenti sia ineluttabile.

Mi piace pensare che se da qualche parte nell’ universo quantico esista ancora quel bambino possa sentire sollievo alle sue mani, come se tutto l’ albero si fosse per un momento fermato ad ascoltarlo e consolarlo.

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