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I Descansos :riflessioni e spunti di lavoro dall’omonimo paragrafo del libro “Donne che corrono coi lupi”


Conoscete il libro”Donne che corrono coi lupi”?E’ scritto da Clarissa Pinkola Estés,psicologa e autrice ,che in questo libro attraverso fiabe e leggende ci racconta i vari ruoli e personaggi che le donne INTERPRETANO .Ognuna di noi si puo’ ritrovare e puo’ scoprire qualcosa di se’ leggendo il libro.Come se in ogni vita vissuta dalle donne ci fosse un pezzetto di ognuna di noi.Il capitolo che più mi ha colpita ed affascinata e’ quello in cui l’ autrice parla dei Descansos, ovvero le croci che si trovano ai bordi delle strade messe in ricordo della morte di qualcuno,per descrivere il processo di rivisitazione della vita e rinascita delle donne.Qui di seguito riporto tra virgolette alcuni passaggi del libro , ed alcune mie riflessioni e mie esperienze in merito.

”In quel punto e’ accaduto qualcosa che inaspettatamente ha cambiato la vita di una persona, e quella di altre per sempre.Le donne muoiono migliaia di volte prima dei vent’anni.Hanno preso una direzione, e sono state stroncate.Hanno speranze e sogni che pure sono stati stroncati.Chi dice il contrario, ancora dorme.E’ tutta acqua che va al mulino dei descansos. Se tutto ciò approfondisce l’ individuazione,la differenziazione, la crescita, la fioritura,il risveglio e la consapevolezza si tratta comunque di tragedie enormi e come tali vanno piante.Fare dei descansos vuol dire guardare la propria esistenza e segnare dove sono avvenute le piccole morti, e le grandi morti. Siate gentili con voi stesse e fate dei descansos, luoghi di riposo per gli aspetti di voi che non sono mai giunti alla meta. Note d’ amore per la vostra sofferenza.”

Sta ad ognuna di noi fare pace o meno con queste parti , decidere se lasciarcele dietro dopo averle piante, oppure tenerle dentro e portare tutto il peso che ne deriva.Fare pace con questi aspetti dona nuova energia .La nascita di germogli che hanno piccole radici in quel passato e porteranno nuovi frutti a volte di insospettabile bellezza e forza nel presente.

E’ proprio vero, la vita di noi donne alle volte e’ costellata di piccole e grandi rinunce.Ricordo benissimo almeno un paio di questi momenti, nella mia vita.Il primo e’ stato quando e’ nata mia figlia.Io avevo poco più di vent’anni e quel giorno ero veramente felice e fiera di me per aver partorito mia figlia.E come per voler a tutti i costi guastare quella felicita’ sono arrivati i parenti che mi hanno guardata con severità e mi hanno detto, enfatizzando con tanto di gesti delle mani:”Mia cara, adesso hai una bella responsabilità!”.Ricordo di aver pensato,tra me e me:”Davvero e’ più grande la responsabilità di crescere una figlia, di quella di gestire un turno in un reparto d’ ospedale??”

Non ero esattamente la classica ventenne che aspettava il fine settimana per fare le ore piccole.Lavoravo infatti da ben due anni in ospedale e ruotavo su turni nelle 24 ore.Caso mai avevo avuto già troppe responsabilità!.Ma quella sorta di sottile corrente velenosa che riconosco ora molto bene, perché fondamentalmente contraria alla declinazione della vita nei suoi aspetti PIACEVOLI e VITALI mi aveva colpita, ed io ero ancora troppo acerba per potermi difendere.
Penso che in quel momento ho inconsciamente registrato il paradigma ESSERE MADRE=SACRIFICIO DI SE’ e per diversi anni a venire ho pensato che fosse giusto mettere mia figlia al centro della mia vita.Annullare me stessa, le mie aspirazioni, i miei desideri,i miei bisogni per occuparmi di lei e della famiglia.Come aveva fatto mia madre, mia nonna,mia suocera, sua madre ecc…

Ricordo ancora quando ho accettato di lavorare in un centro diurno che si occupava di anziani, per smetter la turnazione in ospedale.Ricordo che ho rinunciato in quel momento alla proposta per me molto allettante di lavorare nel Pronto Soccorso del mio Ospedale.Proposta che mi ero guadagnata perché ero molto brava ed efficiente quando capitavano le urgenze anche in reparto.Forse questa e’ stata la mia prima grande morte, quella professionale!

Anche se ho continuato con vera passione il mio lavoro ed ho sempre pensato che fosse un privilegio poter stare accanto alle persone anziane,

All’ eta’ di 13 anni grazie ad un’ insegnante di disegno molto brava che ci propose di dipingere una natura morta con i colori ad olio,scoprii di avere talento per la pittura.Ricordo che con molta naturalezza ero riuscita a dipingere un candelabro , con la candela e le goccine di cera colata, e la fiamma della candela accesa,con tanto di alone luminoso intorno.Anche l’ insegnante fu entusiasta del mio lavoro e mi consiglio’ di scegliere un percorso di studi artistico.Ma, quando ne parlai a casa,non avvertii lo stesso entusiasmo,el’ argomento fu archiviato con la frase : ”Gli istituti artistici sono ambienti poco raccomandabili”.

Questo e’ stato indubbiamente il mio primo descansos!

Soltanto dopo parecchi anni osai riprendere in mano pennelli e colori,come racconto in “Colori?Colori!”

Con il tempo e la nascita del mio secondo figlio cui avevo trasferito indubbiamente tutta la carica vitale che non ero riuscita ”ANCORA” a portare nella mia vita, il paradigma della MADRE che si SACRIFICA si e’ polverizzato.
Ma le cicatrici sono rimaste.L’ autrice Clarissa Pinkola Estes pone l’ accento sull’importanza della nostra consapevolezza rispetto ai descansos.
”C’ e’ un tempo, nella nostra esistenza, di solito”nel mezzo ”del cammin di nostra vita”in cui la donna deve prendere la sua decisione, forse la decisione più importante per la sua vita futura:essere amara, o non esserlo.Ci arriva di solito intorno ai quarant’anni. E’ giunta alla saturazione,alla”goccia che fa traboccare il vaso” nei sogni dei vent’anni sono spesso ridotti ad un ammasso informe.E magari ha il cuore spezzato, o un matrimonio in rovina.”
E questo dal mio punto di vista e’ sempre un ottimo momento per la donna, il momento in cui cambiare e’ possibile, il momento in cui i sensi di colpa per gli altri possono tranquillamente elidere quelli verso se stessa.Azzerare tutto e ricominciare,ora !!!

Se vogliamo esplorare riconoscere ed elaborare il lutto per i nostri ”DESCANSOS”avviciniamoci in punta di piedi e con rispetto ad ognuna delle nostre piccole e grandi lacerazioni e ferite della nostra anima e lasciamo entrare tutte le emozioni che evocano.Permettiamoci di sentirle perché TRASFORMANO,guardiamo un’ ultima volta quello che avrebbe potuto essere e NON E’ STATO,sarebbe potuto accadere e NON E’ ACCADUTO.Lasciamo andare dopo averli osservati anche i sensi di colpa o quelle che crediamo essere responsabilita’ di altri.Spesso siamo state noi a NON VEDERE e NON CAPIRE che avremmo potuto prenderci il rischio di decidere diversamente,perche’ non eravamo pronte ,o eravamo inconsapevoli della nostra forza, del nostro coraggio, di alcune nostre abilita’ o non volevamo deludere gli altri .Celebriamo un piccolo rituale, seppelliamo qualcosa di noi in un luogo fisico-MADRE TERRA ,una spiaggia,un giardino,un luogo della natura che sentiamo NOSTRO e mettiamoci una croce simbolica fatta con qualche sassolino o due rametti perpendicolari,o semplicemente scriviamo con le dita una frase che vorremmo dedicare a questa perdita. Dice l’ autrice”Molto c’ e’ da dire sull’appuntare le cose nella terra perché non ci vengano dietro.Per dare loro l’ estremo riposo.L’ organismo che ha vissuto a lungo accumula macerie,ma, se la donna sceglie di non sprofondare nell’amarezza e torna alla sua natura istintuale verrà vivificata.Rinascerà!”’

Questo somiglia a un atto psicomagico, e servirà ad alleggerirci e recuperare le nostre energie.E pensare con concretezza a ciò che vorremmo concretamente manifestare da qui in poi.Il periodo migliore per fare questo ,in luna calante.
Anche io giusto intorno ai quarant’anni ho dovuto scegliere.Non avevo ancora letto questo libro ma a mio modo ho provato a rinascere.E ho intenzione di raccontarvelo.